Recensione YOU: su Netflix arriva la serie sul lato oscuro dell'amore e dei social

La recensione di YOU, la serie disponibile su Netflix con protagonisti Penn Badgley ed Elizabeth Lail.

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YOU, la serie tv tratta dal romanzo di Caroline Kepnes, trova la sua forza nell'interpretazione del protagonista Penn Badgley per sostenere una narrazione che, nella seconda metà della stagione, scivola negli eccessi di una storia d'amore che porta l'ossessione e il controllo a livelli in cui nemmeno il romanticismo e le buone intenzioni del protagonista possono mettere in ombra la sua follia.
Il progetto, che ha ottenuto il rinnovo ancora prima della suo debutto sugli schermi americani (la seconda stagione sarà disponibile solo su Netflix, dopo i dati di ascolto non particolarmente brillanti che hanno spinto Lifetime a rinunciare allo show), riesce comunque a mantenere alta l'attenzione degli spettatori fino a un epilogo che, seppur prevedibile, contribuisce a gettare le basi per le prossime puntate che verranno distribuite nel 2019.

La storia continuerà infatti con l'adattamento di Hidden Bodies, con cui la scrittrice ha proseguito a esplorare la mente dell'apparentemente innocuo Joe, il personaggio affidato all'ex star di Gossip Girl, serie che da poco ha compiuto dieci anni, che esteriormente appare come il perfetto fidanzato e amico grazie alla sua capacità di nascondere le proprie ossessioni e i demoni interiori che lo tormentano fin da quando era ancora solo un ragazzino.

Joe e Beck, un amore a tinte dark

You Beck Joe

Al centro della trama c'è Joe Goldberg (Penn Badgley), un giovane che lavora in un negozio di libri ed è reduce da una relazione finita male che sembra avergli spezzato il cuore. Un giorno appare però Beck (Elizabeth Lail) e una breve interazione tra gli scaffali lo convince che potrebbe essere la persona giusta. Lasciando da parte il romanticismo, Joe inizia a indagare sulla ragazza scoprendo un'incredibile quantità di dettagli personali grazie ai post condivisi sui social media che ne rivelano così i luoghi preferiti, le amicizie, gli studi, la situazione famigliare e sentimentale. Beck, inoltre, sembra totalmente inconsapevole dei potenziali rischi rappresentati dal condurre un'esistenza senza riflettere troppo sulle possibili conseguenze dei propri comportamenti. Joe la osserva nel suo appartamento e insieme alle sue amiche Peach (Shay Mitchell), Lynn (Nicole Kang) e Annika (Kathryn Gallagher), sfruttando poi un potenziale incidente in metro per riavvicinarsi a lei dopo il breve incontro in libreria.

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Beck appare inizialmente come una ragazza ingenua che sogna di diventare una scrittrice, ha dei problemi con il padre e frequenta le sue conoscenze ricche e popolari. Solo in un secondo momento scopriamo la sua abilità nel sfruttare il proprio fascino per ottenere ciò che vuole, e la sua personalità complessa, a tratti quasi infantile e in altri momenti più matura e profonda. Joe, inoltre, nella sua mente è convinto di agire per amore e il suo comportamento nei confronti del bambino dei vicini (Luca Padovan) fa emergere un passato all'insegna degli abusi che spera di poter evitare al suo giovanissimo amico. La voce narrante del protagonista non risulta mai invadente e aiuta a capirne la prospettiva sugli eventi. Considerato che in più momenti le sue terribili azioni potrebbero quasi essere considerate sotto una luce positiva, i paragoni tra Joe e Dexter sono quasi scontati.

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Il suo rapporto con il giovane Paco riesce poi a far comprendere la sofferenza che ha provato nella sua infanzia e alcuni flashback inseriti nella seconda metà della stagione rendono evidente come in passato sia stato anche lui una vittima e proprio le cicatrici inflitte lo hanno portato a essere in grado di uccidere e controllare in modo ossessivo la ragazza che ama. Beck, inoltre, sempre nella seconda metà della stagione inizia a perdere le caratteristiche che potrebbero farla scivolare in stereotipi femminili che la trasformano in una presenza per cui è difficile provare empatia, ritrovandosi quasi per assurdo a fare il tifo per il villain e sperare che riesca a manipolarla pur di avere il proprio lieto fine, facendola piuttosto avvicinare all'immagine di una giovane fragile e al tempo stesso determinata a trovare la propria strada e a costruirsi un futuro migliore, cambiamento che contribuisce a non avere un approccio univoco al racconto.

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Un intreccio complesso, ma coinvolgente

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Tra i personaggi secondari emerge fin dall'inizio Peach, l'amica di Beck interpretata da Shay Mitchell che, come Joe, ha un lato oscuro e cerca di ottenere ciò che vuole mettendo spesso in secondo piano il rispetto e l'onestà e sfruttando la sua posizione economica. La sua presenza, come accaduto con il fidanzato di Beck, Benji (Lou Taylor Pucci), rappresenta un ostacolo da superare per raggiungere il proprio obiettivo e, nonostante sia l'unica in grado di vedere oltre l'apparenza da bravo ragazzo di Joe, non assume mai realmente il ruolo di migliore amica, una presenza che possa contrastare a livello emotivo i piani di Goldberg, anzi i suoi comportamenti egoisti ed egocentrici la rendono quasi immediatamente un'antagonista facile da inserire nella lista dei "cattivi" della storia.

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Shay, dopo gli anni trascorsi sul set di Pretty Little Liars, non sembra particolarmente in difficoltà nel ruolo di una mean girl, pur avendo a disposizione un materiale privo di sfumature. L'imprevedibilità della situazione che affronta il protagonista, incapace di poter tenere sotto controllo tutti gli elementi che potrebbero svelare il suo lato oscuro, riesce a mantenere alta la tensione nel corso della stagione: ogni piccolo errore, incomprensione, dettaglio non volutamente ignorato, o menzogna condivisa dalla sua "anima gemella" che emerge nel momento peggiore, ha delle conseguenze che contribuisce a rendere la visione coinvolgente.

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Per riuscire ad apprezzare lo show è tuttavia necessario mettere da parte la propria razionalità per evitare di notare i numerosi tasselli che non si incastrano come dovrebbero, limitandosi ad apprezzare il ribaltamento della visione delle situazioni, atteggiamenti e comportamenti abitualmente associati con le storie romantiche. Badgley sostiene questa struttura potenzialmente così fragile con un carisma tale da farlo apprezzare nonostante sia un sociopatico in grado di uccidere e pianificare azioni terribili a sangue freddo, mentre i momenti di dolcezza con Paco e Beck sono ugualmente credibili senza grandi sforzi.

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Un buon livello tecnico e artistico

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Il team di sceneggiatori guidati dall'esperto Greg Berlanti e da Sera Gamble non riesce a proporre dieci episodi tutte allo stesso livello, inserendo alcuni passaggi della narrazione che appaiono ripetitivi e non necessari. Le sottotrame relative a Ethan, il collega di Joe, o delle altre amiche di Beck vengono solo abbozzate, mentre la situazione di Paco non si allontana mai da una rappresentazione senza troppi chiaroscuri, e l'introduzione del Dottor Nicky, il personaggio interpretato da John Stamos nelle ultime puntate della prima stagione, non è gestita forse nel migliore dei modi, tuttavia gli spettatori arrivano all'epilogo senza troppi momenti di noia e conservano la curiosità per quanto accadrà nel prossimo capitolo della storia. A livello della regia si distinguono in positivo le puntate dirette dall'esperto Marcos Siega e da Lee Toland Krieger che, dopo Riverdale, sembra particolarmente a suo agio con atmosfere dark e a tratti surreali come quelle di You e Le terrificanti avventure di Sabrina. La fotografia della serie, inoltre, è ben gestita con i contrasti con le tonalità calde e luminose e le ombre del seminterrato della libreria e del condominio in cui vive Joe, creando quasi due dimensioni parallele in cui si muovono i due protagonisti, con Beck circondata in più momenti da un eccesso di luminosità e il suo pretendente totalmente immerso nella sua oscura quotidianità.

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Conclusione

La serie, rispetto ad altri progetti targati Lifetime, rientra in un livello tecnico e artistico di qualità superiore, pur non andando oltre alla sua natura di guilty pleasure che affronta in modo piuttosto originale delle tematiche ormai classiche sul piccolo e grande schermo. Il buon feeling formatosi tra Penn Bagdley ed Elizabeth Lail ha un ruolo essenziale nel rendere la storia "d'amore" avvincente e le continue sorprese assicurano un ritmo narrativo sostenuto che passa dal compiere una tagliente critica alla mancanza di privacy e alla visione stereotipata dell'amore al far apparire Joe come un eroe che difende gli innocenti senza troppa fatica, estremizzando le situazioni mantenendo comunque una logica basata su una follia lucida che, come accade nel caso di figure analoghe, possiede comunque un fascino oscuro da esplorare.

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Beatrice Pagan
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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